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Seminario Università di Milano - 7-8 maggio 2016
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Sabato 7 e domenica 8 maggio, presso il Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute di Milano, abbiamo partecipato al seminario organizzato dalla FIKTA. Ogni due anni, la Federazione invita tecnici e praticanti a questo Simposio, un incontro di approfondimento e di aggiornamento scientifico che coincide, quest’anno, con il 50esimo anniversario dell’arrivo del karate tradizionale in Italia.

La dottoressa Michela Turci, ricercatrice presso l'Università, ha guidato gli interventi delle due giornate, offrendo un primo inquadramento relativo all'anatomia umana e passando poi la parola a Nicoletta Gagliano, professore associato e ricercatrice, che ci ha presentato in modo dettagliato e interessante i tessuti che costituiscono il corpo umano (epiteliale, connettivale, muscolare e nervoso), i processi cellulari e le componenti del sangue.

Nel pomeriggio, la dottoressa Turci ha trattato di alcuni principi di metodologia didattica. Si comincia dal diritto degli allievi di potere apprendere in un ambiente sereno prima di passare all’analisi delle tecniche, alla classificazione degli atti motori, ben codificati ma sempre diversi, asseconda delle caratteristiche dei singoli.  Poi l’organizzazione degli allenamenti, da articolare in tre fasi, ma da collegare in base agli obbiettivi di breve e di lungo periodo. L’insegnante lavora su piani diversi: quello motorio, quello cognitivo ma anche quello affettivo. Lavora su individui unici e irrepetibili e, contemporaneamente, su gruppi “unici e irripetibili”.

Quello che appare semplice, presuppone, insomma, il complicato convergere di molti aspetti.

Domenica, la Prof.ssa Isabella Merzagora, Presidente dell’Associazione Italiana di Criminologia, ha spiegato come violenza e aggressività siano espressione di molti fattori (personali, familiari, sociali, ambientali, culturali, storici) ma che resta insondabile il collegamento esistente tra questi fattori di rischio e la commissione di un crimine.

Quello che è certo è che il crimine si dispiega solitamente nel proprio entourage, e che scatena, a sua volta, le reazioni più estreme, da quella di repulsa a quella di identificazione (ciclo dell’abuso).   

Qualche cifra relativa al crimine più violento, l’omicidio, in calo tendenziale negli ultimi anni, in Italia. I tassi europei corrispondono a 1/3 di quelli statunitensi e ad 1/15 di quelli brasiliani…

Ci è stato poi somministrato un test psicometrico, sotto forma di questionario.

Dopo il test, si sono susseguiti tre interventi.

La dott.ssa Berti ha presentato una ricerca, svolta presso l’Università di Siena, che è andata a misurare una serie di variabili cinematiche e dinamiche relative a due tecniche, lo jakuzuki e lo shuto. Particolarità dello studio è stata l’analisi degli effetti lesivi sugli organi interni dell’addome, estremamente rilevante nello jakuzuki (qualunque fosse il grado dell’atleta selezionato per effettuare la tecnica, la forza espressa senza alcun controllo poneva in pericolo di vita l’avversario). Collegata all’analisi è stata tratteggiata la tipologia di responsabilità derivante da eventuali danni fisici causati nel corso di una gara.  

Il secondo lavoro  è stato presentato da Massimo Zunino, un giovane istruttore, che ha dimostrato come si possa, con l’aiuto delle nuove tecnologie, evidenziare le traiettorie delle tecniche e misurarne la velocità con una spesa molto contenuta.

L’ultimo intervento è stato quello del M° Carlo Rocco, che ha parlato dell’istruttore di karate-do nella sua veste di educatore. Ha poi presentato i risultati di un test, condotto su 120 ragazzi compresi tra i 9 e i 13 anni, riguardante il perché si sia scelto di praticare sport. I 60 ragazzi che praticano karate hanno dimostrato, percentualmente, un maggiore orientamento alla coscienziosità e all’approfondimento rispetto a quello del “semplice” gioco. 


Staff Istruttori Shotokan Ry (partecipanti al Seminario


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