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Intervista a Pietro Recaldini

Sono parecchi anni che pratichi karate. Che differenze hai notato tra gli inizi ed ora?

Ho iniziato nel '79, a Monza via Monte Amiata. Di quel periodo lì, oltre il maestro, sono rimasti Piera e Riberto.

La differenza più grande è nel comportamento. Il modo di atteggiarsi, come ci si presenta in palestra. Una volta arrivavi con molto anticipo. Se per sbaglio arrivavi in ritardo, ti mettevi fuori, aspettavi che il maestro ti desse il consenso, facevi il saluto.

Poi, in palestra c’era il silenzo. Il slienzio-silenzio. Il maestro parlava e tutti in silenzio.

Ci sono anche differenze pratiche. Gli esami adesso vengono fatti ogni 6 mesi, mentre una volta venivano fatti ogni 4 mesi. Se perdevi anche poche lezioni non avevi più le ore sufficienti per poterti presentare all'esame, quindi facevi di tutto per non perdere le lezioni.

La prima cintura che ho messo, a parte la bianca ovviamente, è stata la verde. Non esistevano la gialla e l’arancio. Facevi l’esame corrispondente e diventavi 8°kyu, 7°kyu, ma non c’erano altre cinture prima della verde, ossia 6°kyu.

Dopo la verde si facevano due esami di kyu per la blu (5° e 4°) e infine le 3 per ottenere la cintura marrone (3, 2, 1°kyu). Per la nera il tempo minimo stabilito era lo stesso. 

Infine c'è stata anche un'evoluzione nella didattica: all'inizio non si spiegava come come fa adesso il Maestro. Dovevi imparare il pugno oizuki: guardavi, poi provavi. Veniva mostrato una volta sola senza spiegazioni e iniziavi a provare. Le lezioni erano più ripetitive, una intera lezione era incentrata sulla stessa tecnica. Non c’era la spiegazione, c’era l'azione… molto forte, e andando avanti ci si aggiustava, ma il fulcro della lezione era provare e riprovare.


Cosa ha portato a questo cambiamento?

È partito dalla gerarchia del karate: da quando hanno cominciato i maestri a spiegare.

Anche l’avvicinamento dei bambini al karate ha portato a questo cambiamento. All’inizio bambini e donne erano rari.


Il karate che pratichiamo oggi è lo stesso karate di prima o è diverso?

Il karate che facciamo noi è karate-do. Via verso la perfezione. E’ cambiato l’approccio, ma il fatto che il karate sia una Via di miglioramento è rimasto uguale. 

In tante altre attività hai vinto la medaglia e sei soddisfatto, ma quando finisci di fare agonismo, tutto è finito. Nel karate tradizionale è diverso: un ragazzo di 20 anni può esprimere velocità e forza, più passano gli anni, si perdono determinate caratteristiche e se ne acquisiscono altre; un praticante di 60 anni è in grado di mettere in difficoltà anche i più giovani: basta guardare il maestro davanti a noi. La soddisfazione di migliorarti sempre e averlo davanti come modello è uno stimolo continuo, era così quando abbiamo iniziato ed è così anche adesso.


Qual'è la caratteristica più importante della scuola?

Il M° ha aperto la scuola Shotokan Ryu e l’ha messa a disposizione di tutti. Non ha detto: “Sono io lo Shotokan Ryu” ma Shotokan Ryu sono tutti gli iscritti alla scuola, dall’ultimo bambino al Maestro che l’ha fondata. 

La caratteristica che ha contraddistinto la scuola nel tempo è la capacità di essere sempre Shotokan Ryu, mantenendo saldi i principi della scuola, ossia far migliorare le persone che vi partecipano.

Un altro punto fondante della scuola è che la persona che hai in parte è quella che ti da una mano e ti aiuta a crescere. Se chi hai davanti mentre ti alleni ti mette in difficoltà, lo fa per aiutarti e crescere insieme, non per prevalere. Essere una scuola vuol dire che tutti partecipano al miglioramento collettivo.


Come è stato il percorso iniziale della scuola?

Quando ho iniziato a Monza eravamo in via Monte Amiata. Siamo rimasti lì qualche anno, poi per problemi con il custode ci siamo dovuti spostare. 

Abbiamo trovato uno spazio in zona Cazzaniga, sempre a Monza, ma solo per qualche mese, poi siamo dovuti andare via nuovamente, questa volta a Monza al centro NEI. 

Era un centro sportivo e c’era piscina, palestra, girava molta gente: per noi era tutta pubblicità e la scuola cresceva. Il problema di questi continui cambi di sede era che le persone faticavano a rimanere legate alla scuola.

Dopo la palestra del Nei, il maestro aveva trovato a Concorezzo la società New Centre dove poter tenere corsi, anche qui cambiando due sedi.

Nel frattempo il maestro ha iniziato ad insegnare anche a Robbiate, poi a Paderno d'Adda, nella palestra del centro sportivo.

Il periodo di Paderno è stato quello di massima affluenza. Al saluto eravamo schierati con una linea che andava da una parte all’altra per la lunga, e c’era qualcuno ancora dietro. Pensa quanti eravamo! Era anche il periodo in cui si erano già formati un po’ di istruttori, dunque c’erano i corsi divisi: le cinture bianche avevano il loro istruttore, a ogni cintura corrispondeva un istruttore, fino alla nera.

Paderno era un centro fantastico. D’estate c’erano anche le squadre del pattinaggio, della pallavolo, era un centro ricreativo, la gente passava. Facevamo gli allenamenti all’aperto. Li’ in mezzo c’è un prato, lo rasavano ed era uno spettacolo allenarsi lì, nelle sere estive, sotto le luci.

Nel 1987 nasce l’attuale scuola Shotokan Ryu.


Qual'è il ricordo piu bello tra i tanti che hai nella tua lunga esperienza di karteka?

Il M°Colombo una sera mi chiede: “Bisogna preparare una difesa da coltello perchè faremo una dimostrazione ai campionati italiani”. Infatti il M° Shirai gli aveva chiesto a sua volta: “Colombo, prepara la difesa da coltello!”.

Non so quanto ci siamo allenati, mi ricordo ancora oggi le tecniche della dimostrazione. Quel giorno tutto il palazzetto era pieno e dopo la dimostrazione i M°Shirai e Naito ci hanno stretto la mano. L'orgoglio per averla fatta bene davanti a tutti, e soprattutto davanti tanti intenditori è stato grande. Quando inizi sei tutto lì. Concentrato. Non puoi avere la testa da un’altra parte. Non puoi permetterti di sbagliare, ti senti responsabile della buona riuscita che si riflette sulla scuola e sul Maestro.


Il karate ti aiuta fuori dalla palestra?

Praticando karate, si impara ad essere onesti con se stessi, perchè tu sai cosa hai fatto e come l’hai fatto: se vuoi migliorare non puoi nascondere la realtà a te stesso.


Che consiglio vuoi dare a chi sta iniziando karate adesso?

Fare. Continuare a darsi da fare. Capita il periodo in cui sei stanco, non ci sono risultati, ma bisogna continuare comunque senza mai commiserarsi. Non bisogna aver paura di mettersi in gioco perché i risultati arriveranno.

Non bisogna trovare la scusa che giustifichi la difficoltà ma cercare la soluzione per superare il problema, così facendo si migliora sempre. 


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